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Carlo Carrà

/Opere e biografia

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L’amante dell’ingegnere, 1921
Olio su tela, 55 x 40 cm
Collezione Gianni Mattioli
Deposito a lungo termine presso la Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
© Carlo Carrà, by SIAE 2008


Questo piccolo dipinto intenso e coinvolgente chiude per Carlo Carrà il periodo della pittura metafisica, di cui fu uno dei più famosi esponenti, insieme a Giorgio de Chirico.
Benché si tratti di una scultura, la testa femminile possiede un alito di vita latente, quasi fosse ipnotizzata, con gli occhi chiusi ma la bocca aperta, pronta a parlare. Il collo straordinariamente lungo appare spesso nelle opere di Carrà precedenti a questa. Senza dubbio l’ambiguità tra morte e vita in uno spazio indeterminato interno-esterno, in una luce che precede l’alba, evoca con magistrale concisione uno stato di sogno, caro alla Metafisica. Il titolo non ha mai ricevuto una spiegazione, benché la squadra e il compasso possano rappresentare la professione dell’ingegnere e la testa in gesso la sua vita segreta; ma ogni spiegazione troppo specifica non farebbe che impoverire il mistero riccamente evocativo del dipinto. Lo scopo della pittura metafisica, infatti, consisteva nel far sì che oggetti ordinari trascendessero la realtà ed inducessero un nuovo e più profondo stato di consapevolezza.

credits: Hangar Design Group